"Ho fatto finta di condividere l’idea che avevano avuto al Diario: non far recensire a uno scrittore italiano nè libri di altri scrittori italiani, nè libri della sua casa editrice; […] pensavano di aver trovato la formula dell’onestà, a me sembrava invece che avessero formulato un pregiudizio definitivo di disonestà, perché non mettevano più in conto la possibilità che qualcuno potesse scrivere con sincerità di qualsiasi cosa."

— Francesco Piccolo - Il desiderio di essere come tutti

"A noi della sinistra italiana, nella sostanza, non piacciono gli italiani che non fanno parte della sinistra italiana. Non li amiamo. Sentiamo di essere un’oasi abitata dai migliori, nel mezzo di un Paese estraneo. Di conseguenza sentiamo di non avere nessuna responsabilità. Se l’essere umano di sinistra sentisse una correità, non penserebbe di voler andare a vivere in un altro Paese, più degno di averlo come cittadino. Però, a questo paese che non ci piace, che non possiamo amare, del quale non sentiamo di far parte, e che osserviamo inorriditi ed estranei, noi della sinistra italiana a ogni elezione siamo costretti a chiedere il voto. Vogliamo, cioè, che quella parte di Paese che disprezziamo, si affidi alle nostre cure. Ciò che puntualmente non avviene, proprio perché il resto del Paese sente questo senso di estraneità. E poiché non avviene, noi della sinistra italiana ci indigniamo di più, ci estraniamo di più e riteniamo di essere ancora meno responsabili di questo Paese di cui non sentiamo di fare parte."

— Francesco Piccolo, il desiderio di essere come tutti

"Il problema di questi programmi televisivi non è la presenza o meno del talento, è l’idea. Insegnano ai nostri ragazzi che un giorno ti viene data l’occasione della vita, la grande occasione, e tu la devi cogliere e sfruttare. Se non lo fai, sei finito. Gli si dovrebbe invece insegnare il contrario, che non si è mai finiti a vent’anni, che si sbaglia un sacco di volte prima di riuscire. Gli si dovrebbe insegnare come imparare dai loro errori."

— Toni Servillo, ieri in conversazione con Francesco Piccolo al teatro Argentina

"Entro in un negozio di scarpe, perchè ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero.
Poi aggiunge sempre: abbiamo il 41.
E mi guarda, in silenzio, perchè vuole una risposta.
E io, una volta sola, vorrei dirle: e va bene, mi dia il 41."

— Francesco Piccolo, momenti di trascurabile felicità